Dormono tutti sulla collina

Non ce l’ha fatta. Non aveva neppure due anni. Nonostante ogni sforzo compiuto per ridurre i costi, la più innovativa creatura editoriale del secolo si è rivelata un progetto insostenibile. Anche gli squali a volte sbagliano morso.

Chiude il primo giornale nato per essere letto su iPad. Nonostante la potenza di fuoco della News Corp del magnate australiano Rupert Murdoch, il progetto non sta in piedi: 100 mila abbonati e 250 mila lettori unici non sono sufficienti a reggere una baracca da 30 milioni di dollari.

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“And so what?” direbbero gli americani, locuzione che la traduzione dialettale “E alùra?” rende alla perfezione. Che c’entriamo noi con la storia del flop di giornale dell’austrialiano soprannominato lo squalo per la voracità dei suo appetiti imprenditoriali (per non dire altro)?

C’entriamo, eccome: ciò che accade negli Stati Uniti e nel mondo anglosassone più in generale, riguarda sempre anche noi. Dieci anni dopo nel migliore dei casi. Cinque, se si tratta di tecnologia. In modo modificato dalla nostra diversità strutturale e culturale. Ma ci riguarda. Murdoch sostiene che la débacle dipenda dal fatto che il giornale non sia riuscito a guadagnare audience in tempi (sufficientemente) rapidi. Insomma, il Blitzkrieg scatenato nei confronti degli altri media non sarebbe stato sufficientemente veloce. Bel tentativo, ma la spiegazione non convince. In una fase in cui l’utente chiede al web soprattutto informazioni gratuite, la politica commerciale del Daily – 99 centesimi di dollaro a numero – si è rivelata quanto meno insensata: “i contenuti valgono davvero la spesa? Perché pagare quando da un’altra parte troverò la stessa cosa gratis? Sono queste le domande che fanno i consumatori. Le stesse con cui hanno dovuto fare i conti (in tutti i sensi) testate come il New York Times e il Financial Times, player che non campano vendendo bruscolini all’oratorio. Insomma, c’è un muro da scalare e bello alto pure, che prima o poi dovremo affrontare anche noi. Più prima che poi, dicono i soliti bene informati.

Morale uno. Non basta un bel format, non è sufficiente l’estetica. Secondo gli analisti più autorevoli il progetto voluto da Murdoch (e, attenzione, sostenuto direttamente da Apple) non ha funzionato a livello concettuale. L’errore consiste nell’aver proposto contenuti generalisti, gli stessi che offre qualsi altro media magari pure gratis, attraverso un supporto innovativo come l’iPad. Il vecchio attraverso il nuovo a volte funziona: forse la Callas, Paganini e magari pure “Tutto Dante minuto per minuto” in diretta sull’iPhone. Ma ricicciare attraverso il mezzo più fico che c’è l’indifferenziato, il generico, il di tutto un po’ che puoi trovare all’Esselunga come al bar sotto casa, non può funzionare. E infatti non ha funzionato.

Morale due. Nel mondo della comunicazione, la parola magica oggi è integrazione. Di mezzi, veicoli, supporti, concetti. Carta e bit, on-line e off-line, innovazione e tradizione devono trovare un comune filo rosso che li unisca in modo logico e funzionale. In caso contrario, sulla collina di Spoon River  si trova sempre un po’ di posto per un progetto caduto nel fiore degli anni.