Lo spirito del tempo

Se non avessero cavato dalla sua vita tormentata un film di successo come “A beatiful mind”, probabilmente in pochi si ricorderebbero di John Forbes Nash Jr. uno dei più originali e brillanti matematici del ‘900. Come ultimamente accade di frequente ai matematici, Nash ha vinto il Nobel per l’economia. Certo, non esiste il Nobel per la matematica: ai più talentuosi di età inferiore ai quarant’anni, viene assegnata la ben meno nota anche se altrettanto prestigiosa “Medaglia Fields”. Ma dove sta la notizia, si chiederà lo spazientito lettore, qual è la riflessione sul contemporaneo, dove vanno a parare i “romanidiassociatisi”?

Il fatto è che Nash oltre ad essere un genio della matematica è un genio del gioco. Il Nobel glielo hanno appioppato nel ‘94 perché con la sua Teoria dei giochi” ha rivoluzionato l’economia. E non solo: la teoria dei giochi studia in modo matematico i conflitti (potenzialmente ogni tipologia di conflitto) cercando di scovare soluzioni competitive e cooperative. In altre parole, se affidassimo il governo del mondo ai matematici, forse avremmo qualche catastrofe (naturale e non) in meno.

Avete preso nota, segnato il punto? La parola chiave di questo post è “gioco” e proseguendo, domandiamoci ora quale sia il fenomeno più rilevante degli ultimi trent’anni. Senza dubbio alcuno, la palma va a quella che negli anni Settanta chiamavano un po’ pomposamente “rivoluzione microelettronica”, quella cosa che, tra il molto altro, ci consente di comunicare in tempo reale e al costo di una nocciolina le parole che ora state leggendo. Tra le molte leggi dell’informatica o come diavolo preferite chiamarla, ce n’è una particolarmente bestiale: la legge di Moore la geniale riflessione empirica elaborata nel 1975 secondo la quale la crescita delle prestazioni dei computer raddoppierebbero ogni 18 mesi. Sì, avete letto bene. (C’è chi postula che l’arco temporale sia ristretto a 12 mesi). Il signor Moore non vende gelati al limone: nel 1965 ha co-fondato un’aziendina che va sotto il nome di Intel. Bene, direte voi: and so what? Più potenza di elaborazione a parità di spazio/costo, significa maggiori possibilità di fare cose. Più cose si possono fare – dalle previsioni del tempo, alla modellistica economico-finanziaria – e più aumenta la potenza di calcolo perché, ed è qui che sta la giustezza della previsione di Moore, le aziende che fanno i computer ci danno dentro come pazzi. Insomma, sembrerebbe un tipico caso di previsione che si autoavvera. Vero, ma solo in parte. Domandona delle cento ghinee: qual è il comparto che più ha contribuito allo sviluppo dell’informatica? L’economia? La difesa aereo-spaziale? L’arte della riparazione delle motociclette, o l’allevamento dei canarini autistici? Naaa. La risposta giusta è il gioco. Di ogni ordine e grado, dal gaming puro all’info-entertainment.

Per giocare con le console dei video-giochi ci vuole una potenza di calcolo bestiale e una scheda grafica da paura, più tutte le altre diavolerie che rendono il gioco sempre più irresistibilmente attraente: comandi a distanza, realtà virtuale, etc. etc. Quindi anche se nel catalogo dei giochi che stanno alla base dell’infinito processo causa-effetto-causa-effetto-causa-effetto che genera il poderoso sviluppo dei bit ci stanno pure cosette un po’ meno nobili come i giochi d’azzardo e la pornografia, è il gioco una delle colonne portanti dell’economia del nostro tempo. Forse addirittura la più solida. Così, se per caso beccate un vostro collaboratore che gioca durante l’orario di lavoro, o se gli amati figliolini invece di studiare stanno sulla Playstation con intensità sud-coreana, non prendetevela, è lo spirito del nostro tempo. Purtroppo.