Un bel gioco dura il più a lungo possibile

Nei paesi anglosassoni è un gioco molto popolare praticato da milioni di persone. Da noi invece è stato per lungo tempo uno svago elitario, guardato con sospetto e tacciato di snobismo. Ultimamente le cose stanno decisamente cambiando, complice la diffusione dei campi-prova e i successi internazionali di giocatori italiani.

Inventato dagli scozzesi nel tardo medioevo e codificato dalle regole stabilite dai giocatori del mitico St Andrew, il golf è senza dubbio uno dei migliori pretesti per  andare a passeggio sui prati più belli del mondo.

Chi pensa che un gioco sia solo un modo piacevole di ingannare il tempo, sbaglia di grosso. Il suo ruolo è fondamentale nello sviluppo dell’organizzazione culturale e sociale, come dimostra lo storico olandese Johan Huizinga nel saggio “Homo Ludens” pubblicato nell’ormai lontano 1939. Gli etologi hanno in seguito scoperto che anche gli animali amano giocare, e a volte persino più civilmente di noi. Come se non bastasse, le attività ludiche e più in generale tutti quelli che gli inglesi chiamano “sports and leiusures” svolgono inoltre ruolo decisamente importante nel processo di creazione di valore, quella cosa che gli economisti misurano attraverso il PIL e che segna la vita di tutti noi senza tuttavia riuscire a tenere conto del grado di piacere generato dalle attività che lo compongono.

Piacevoli, socializzanti e pure indispensabili nello sviluppo della scienza come  racconteremo nel prossimo post, giochi e sport rappresentano la quintessenza dell’intelligenza umana. (E dell’umanità intelligente, poichè chi sa giocare civilmente non ha bisogno di fare la guerra). Motivo in più, se ce ne fosse ancora il bisogno, di espurgare ogni senso di colpa e di impegnarci il più seriamente possibile nello svolgimento di attività ludiche di ogni ordine e grado.

Dal canto nostro abbiamo recentemente iniziato il percorso di avvicinamento al più mentale degli sport nel modo che ci è più congeniale: il “racconto per immagini”. Lo trovate qui.

Per ora non abbiamo tirato neppure uno swing nè piantato il tee, il “piccolo chiodo di legno a testa concava”, nell’erba splendente di Chervò Golf San Vigilio. Ma abbiamo la convinzione di aver contribuito ad onorare il nobile gioco del golf.