Vogliamo poter scegliere

Avevamo un appuntamento irrinunciabile sabato scorso. Ci aspettava Aldo nel suo locale in Toscana, un trionfo di salumi e formaggi, per parlare di un libro che non c’è e che bisognerà scrivere in fretta, una storia di sapori e saperi, di  Chianina e Cinta senese e di prodotti a chilometro zero. Al paese di Aldo, quando è solo un mordi e fuggi, la cosa più saggia è andarci in treno.

Il bello della competizione è la varietà. Da un po’ di tempo si può scegliere anche il treno. Sulle tratte veloci, beninteso, i pendolari nisba. Ma se devi andare a Roma, a Napoli o a Bari, il passo in avanti è stato gigantesco. La scelta quindi è  fra Trenitalia e Italo.

Siamo curiosi per natura e ancor più per mestiere. Fare comunicazione non significa infatti diventare i megafoni di questo o quel prodotto, brand o servizio, quanto piuttosto dare un contributo all’insieme del processo. Per intenderci, se il compito affidato riguarda la promozione di una linea di cucine, pensiamo sia nostro dovere chiederci (e chiedere) lumi intorno alla natura e provenienza dei materiali, alle certificazioni di qualità, alle condizioni di produzione e qualsiasi altra informazione che abbia a che fare con la reputazione del brand. Non c’è nulla di peggio che comunicare ciò che non si conosce (o non si conosce abbastanza), non si padroneggia, non si è in condizione di garantire in prima persona. A questo proposito David Ogilvy, uno dei fondatori dell’advertising, sosteneva che un pubblicitario deve usare personalmente i prodotti che promuove e, fortunato lui, coerentemente si spostava a bordo di una Rolls.

È quindi la voglia di fare un test, la curiosità professionale, a gettarci tra le braccia di Italo. Come sarà la qualità del servizio, la puntualità, la pulizia o bordo? Che facce avranno i dipendenti di Italo dopo quel po’ po’ di campagna stampa sulla selezione, la motivazione, la formazione dei nuovi assunti?

Prenotati i biglietti on-line (procedura non rapida e neppure semplicissima) il venerdì, partiamo sabato mattina da Porta Garibaldi. Abbiamo scelto di viaggiare in seconda, che Italo astutamente ha ribattezzato “Smart”, sia per rendere più corroborante il nostro test che per non incorrere nell’ira funesta dei nostri amministratori, gente che la spendig review la fa cantando sotto la doccia tutte le mattine.

lo amerai come fosse tuo

Atrio di Porta Garibaldi, Milano: dov’è Italo? “Vada giù” indica un gentile ferroviere della concorrenza. Ma giù, nel senso di un piano di sotto, nel lungo corridoio, non ci sono cartelli. “Seguite me” invita un corpulento signore che trascina un trolley XXL; dopo un non breve tragitto compare la prima indicazione. Italo come per magia arriva al binario puntuale e silenzioso. Saliamo, l’odore è di macchina nuova e pulita. Ci incastriamo su poltroncine che sembrano disegnate per la famosa “taglia Mahatma Gandhi”, un uomo che notoriamente non soffriva di obesità. Il treno si riempie rapidamente e in ritardo lascia la stazione. A bordo c’è un ragionevole silenzio, il wi-fi funziona perfettamente e il personale di bordo, stile hostess più che ferrovieri, è sorridente e discreto. Lasciata la stazione di Rogoredo il treno finalmente prende velocità sino a raggiungere la fatidica soglia dei 300 km/h indicata sul display. Stabile e ragionevolmente silenzioso. Pulito e confortevole. Sì, ma il bagno? La pipì, per non parlar del resto, è da sempre la cartina di tornasole della qualità intrinseca di bar, alberghi, autogrill, resort, aerei, navi, campeggi, caserme, collegi… In bagno veritas, nel senso che non c’è trucco di marketing né furbata da pubblicitario che tenga: cartesianamente o è, oppure non è, terzium non datur. Verifichiamo poco prima di Firenze, dopo due ore scarse di viaggio. Sorpresa: l’ambiente ha un nitore da chalet tirolese. Certo, dipende dalla civiltà degli utenti, ma la civiltà, si sa, va aiutata e, come dire, corroborata spesso. Il treno ha recuperato il piccolo ritardo ed entra a Santa Maria Novella in perfetto orario.

Il giorno dopo, domenica sera, piove che iddio la manda. Secondo test: tutti i treni di entrambi i vettori da e per Bologna sono annunciati in ritardo per via di un blocco nel nodo della città emiliana. Il nostro arriva quasi puntuale da Roma, ma pagherà pegno dopo, quando all’ingresso di Bologna deve cedere il passo a ben tre Trenitalia… E infatti arriveremo a Porta Garibaldi con 20 minuti di ritardo. Per il resto, tutto il resto, il viaggio è analogo a quello di andata: pulizia, cortesia, efficienza. Cosa chiedere di più?

La (piccola) morale di questa storia è che l’enogastronomia italiana è sempre (sempre più) straordinaria. Che il libro di Aldo si farà, e il più presto possibile. Che la competizione, come ben sanno i nostri amici imprenditori con i quali lavoriamo, è la maledizione alla base di ogni vero successo. Con buona pace di tutte le caste e tutti i monopoli del mondo.