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Pensieri e parole post-Salone.

Tra le tante cose belle, bellissime e strabelle* che ci hanno nutrito la mente e agitato il cuore, ci ha particolarmente colpito la liason amorosa tra design e il mondo dei motori.

Una relazione sempre più serrata e coinvolgente che quest’anno ha dato vita a un gran numero di appuntamenti. Fra i tanti ricordiamo i freni Brembo declinati nei 12 colori Sesia&Co, l’incontro tra Porsche e Vitra, la mostra Mercedes-Maybach e David LaChapelle, il design “software-enabled” di Lexus, il design delle moto Ducati e la pragmatica esposizione della nuova Alfa Romeo Junior in via Montenapoleone.

 

Tramontata l’epoca delle prestazioni, data per scontata quella della prevenzione e della sicurezza, nell’età della sostenibilità e della “decarbonizzazione” (il mondo dell’automotive si esprime davvero così) pare che la competizione si sia spostata sul terreno della bellezza.
Un eterno ritorno, verrebbe da dire. Esaurito ogni aspetto prettamente razionale, banalizzato ogni gap prestazionale dalla densità di traffico, cos’altro resta da fare per differenziare un modello, caratterizzare un brand, segnalare un’identità fuori dal branco?

strabelle* Dicasi strabello l’oggetto per il possesso del quale si sarebbe disposti a commettere un (piccolo) crimine.